L'INTELLETTO |
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A
occuparsi dello spazio in cui si fanno le cose e le
regole esistenti di per sé, dice Dante, non è più la ragione
-che non ne ha la capacità-, ma un altro strumento che si chiama intelletto,
e sul quale si discuteva molto - e talora anche accanitamente- ai suoi
tempi. Il termine non aveva, allora, il significato che ha oggi. Non
indicava cioè soltanto l'intelligenza, la capacità di ragionare, ma
indicava la capacità di controllare il funzionamento stesso della ragione
e corrispondeva alla facoltà che esercitiamo quando, di fronte a problemi
che devono ancora essere definiti nella loro natura, cerchiamo di
formulare una ipotesi e di scegliere - fra le tante possibili - quella in
base alla quale si potrà condurre il ragionamento vero e proprio. Dante
sapeva molto bene, come oggi sappiamo anche noi, che ogni problema
sollecita un numero infinito di ipotesi. Quella che ciascuno sceglie di
seguire è solo una fra le infinite. Lo
schema che Dante ha in mente, pertanto, potremmo rappresentarlo
graficamente così: Questo
schema è la chiave fondamentale per la comprensione dei tre livelli a cui
ogni uomo può vivere:
Così
come è stato disegnato sopra per ragioni didattiche, tuttavia, lo schema
può dare l'errata impressione che la zona dell'intelletto non abbia nulla
a che fare con quella della pura animalità. In realtà così non è, in
quanto anche i bruti più bruti appartengono a quello che l'intelletto
(infinito) genera e porta a compimento. Solo che i bruti - o l'uomo che
vive come un bruto - non lo sanno o non ne tengono conto. Lo schema
dovrebbe essere, dunque, pensato, più o meno, come una spirale che,
distinguendo i tre livelli, li mette in relazione. Ma questo schema non è
raffigurabile su una superficie come quella della pagina. Qualcuno,
osservando lo schema A., avrà già notato che esso rappresenta anche, in
maniera sintetica, l'architettura dell'universo dantesco. L'Inferno
- tutto terrestre, dentro la Terra - è la descrizione delle strutture
mentali e affettive che hanno come esito un modo di vivere semplicemente
bestiale. Il
Purgatorio - radicato nella Terra, ma aperto al cielo - indica il
movimento di chi, assumendosene tutta la fatica e la responsabilità,
cerca di imparare a vivere la propria pienezza di uomo razionale,
liberandosi progressivamente dagli automatismi istintivi che procurano le
pesantezze e le contraddizioni che normalmente si accompagnano alla vita. Il
Paradiso, infine, è il luogo fatto per proprio dell'umana specie, come
dice Dante, ossia l'ambito nel quale - liberati da pulsioni
contraddittorie e purificati i propri comportamenti - si vedono le cose e
ci si capisce l'un l'altro senza nemmeno bisogno di ricorrere alle parole,
o ai gesti, o ai segni. Ma perfino al centro dell'Inferno si fa sentire la presenza di Dio che sta nel più largo dei cieli e nel più alto dei cieli non ci si dimentica della presenza di Satana, ossia della menzogna e dell'errore che sono gli ingombranti compagni di viaggio di tutti gli uomini. Lo
schema dell'universo dantesco è dunque il seguente:
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