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la
teoria psicanalitica
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Come
è possibile forzare la barriera costituita dalla rimozione, accedere
all’inconscio, ricostruendo il passato rimosso e curare, ad es., una
nevrosi? Secondo Freud la via di accesso è data dalla psicoanalisi.
Essa non usa l’ipnosi (anche se Freud stesso in un primo tempo
la usò) perché conoscere la causa di un trauma non riesce ancora a
riequilibrare le forze psichiche in conflitto. Né fa uso di
elettroterapia o dei vari farmaci della medicina ufficiale. Essa è una
cura con le parole (talking cure), che analizza i sogni e usa il
metodo delle libere associazioni. Questo metodo consiste nel
mettere il paziente in uno stato di rilassamento (da qui il divano su
cui l’analizzando si sdraia) in modo che egli possa abbandonarsi al
corso dei propri pensieri che vengono espressi ad alta voce.
L’analizzando è invitato a dire tutto quello che gli passa per la
testa, senza nessuno scrupolo di ordine religioso, morale, sociale, e
senza omettere nulla, neppure quello che può sembrargli irrilevante,
ridicolo o sgradevole. Lo scopo è appunto quello di eliminare il più
possibile quelle resistenze, quelle selezioni più o meno
volontarie dei propri pensieri che sono messe in atto dal
"paziente". Accade però che il fluire delle parole abbia a
volte un blocco improvviso : è qui che si avverte che c’è
qualcosa che non va, che è stato probabilmente rimosso, cioè tenuto
lontano dalla coscienza per evitare le sofferenze del ricordo. Compito
dell’analisi è ricostruire ciò che non va e scoprirne le cause
per poi riequilibrare le forze psichiche in conflitto. Con questo
metodo, la persona non è più il destinatario passivo della terapia
(come nella medicina comune in cui il medico dice e il paziente ascolta
e segue i suoi consigli) ma diventa essa stessa colei che si
"cura", colui che vuole "guarire".
Freud evidenzia l’importante ruolo rivestito dalla relazione
affettiva che si instaura (si deve instaurare) tra l’analizzando e
l’analista, ossia dal transfert (= trasferire sull’analista
stati d’animo ambivalenti di amore e di odio provati dal
"paziente"). Grazie al transfert, il "nevrotico" è
indotto gradualmente ad abbandonare le sue resistenze, ossia tutto
quello che nei suoi discorsi e nei suoi atti gli impediva di accedere a
quei conflitti psichici di cui non era conscio, ma che producevano la
sua nevrosi. Ciò porterà sulla buona strada per la guarigione. |
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Ecco
alcuni punti fondamentali per capire la psicanalisi. |
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1.
la
prima topica
Alla fine dell’Ottocento, la psichiatria
austro-tedesca sosteneva posizioni di tipo positivistico e naturalistico:
spiegava le sofferenze mentali come conseguenze di lesioni o di disfunzioni
cerebrali. Inoltre la sfera della psiche era identificata con quella
della coscienza, che era capace di esercitare un dominio sugli istinti e
di fungere da motore delle azioni. Freud scoprirà invece che la causa delle
psiconevrosi è da ricercarsi in un conflitto tra forze psichiche inconsce,
ossia operanti al di là della sfera di consapevolezza del soggetto, i cui sintomi
risultano quindi psicogeni, cioè non derivano da disturbi organici bensì
da traversie della psiche stessa. La scoperta dell’inconscio segna
l’atto di nascita della psicoanalisi.
LA PRIMA TOPICA. Per spiegare i fenomeni psichici bisogna tenere conto
della distinzione tra un livello conscio ed un livello inconscio
ed attribuire a quest’ultimo una azione causale sul primo. Da ciò
deriva che i moventi del comportamento umano, sia normale che patologico, hanno
la loro collocazione, più che nella coscienza, nelle profondità
dell’inconscio (raffigurato dall’immagine dell’iceberg : la parte
sommersa, la più grande, è appunto l’inconscio; la parte che emerge, più
piccola, è il conscio; le onde che toccano la superficie sono il preconscio).
La psiche è dunque una realtà complessa che viene divisa da Freud in un primo
tempo in tre zone o luoghi che definiscono la prima topica (dal greco
topoi, luoghi) descritta nel cap. 7° della Interpretazione dei sogni.
Essi sono il conscio, il preconscio e l’inconscio.
L’inconscio è una forza attiva, dotata di proprie finalità e operante
con una propria logica, diversa dalla logica della vita cosciente (che è basata
ad es. sul principio di causalità, di non contraddizione, sulle sequenze
temporali ordinate di passato, presente e futuro ecc.). Esso comprende quegli
elementi psichici stabilmente inconsci che sono mantenuti tali da una forza
specifica, la rimozione (è quel meccanismo psichico che rimuove, cioè
allontana dalla coscienza, le nostre esperienze e i nostri pensieri, soprattutto
se sono spiacevoli; è dunque in pratica un meccanismo di difesa), e che possono
tornare consci solo con grande sforzo e con tecniche analitiche apposite. Si
badi : allontanare dalla coscienza non vuol dire però annullare del tutto il
ricordo delle esperienze traumatiche, ed è qui che possono sorgere problemi; se
vi è stata un’esperienza traumatica, essa può infatti, prima o poi,
"tornare a galla", ed in modi più o meno spiacevoli (ad es. nel caso
dell’isteria i sintomi somatici della malattia sono appunto ciò che è stato
rimosso).
Il preconscio comprende l’insieme dei ricordi, rappresentazioni,
desideri, insomma dei fattori psichici che, pur essendo momentaneamente
inconsci, possono, in virtù di un piccolo sforzo, diventare consci.
Il conscio si identifica con la nostra coscienza o, meglio, con la nostra
attività diurna e consapevole, ed è, per forza di cose, una situazione
alquanto fluida : quando mai, infatti, siamo perfettamente consapevoli di tutto
quello che facciamo e che vogliamo? quando mai facciamo completa attenzione a ciò
che viviamo?
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2.
nevrosi,
psicosi e sogno
Le nevrosi sono forme di
"malattia" senza alterazioni anatomiche, in cui il soggetto mantiene
il contatto con la realtà : in altri termini, sa di avere qualcosa che non va,
ma non riesce a capire il perché e, a parte qualche disturbo, per il resto
conduce una vita "normale". Si tratta in genere di ansietà, fobie,
idee fisse, certe forme di asma e di allergia ecc.
Le psicosi sono invece malattie molto più gravi, in cui vi è una
alterazione profonda della personalità e l’individuo non ha più coscienza
della gravità del suo male per cui ha perso il contatto con la realtà. Si
tratta di quei fenomeni definiti in termini psichiatrici come la schizofrenia
(che porta dissociazione, autismo, allucinazioni, deliri) e la psicosi
maniaco-depressiva o ciclotimia (fasi cicliche di depressione e di
esaltazione).
Il sogno rappresenta per Freud "la via regia che porta alla
conoscenza dell’inconscio nella vita psichica". Durante il sonno, la censura,
che durante il giorno era stata particolarmente attiva e non aveva permesso la
manifestazione di quei contenuti psichici ritenuti inaccettabili per motivi
morali o patologici, è indebolita e pertanto l’inconscio, con i suoi desideri
rimossi, preme con maggiore intensità e produce tensioni. Il sogno allora,
presentando all’immaginazione come realizzati quei desideri inconsci, rende
possibile lo scaricarsi della tensione. In questo senso il sogno è definito da
Freud come l’appagamento di un desiderio. Tale realizzazione avviene
però in maniera allucinatoria, attraverso mascheramenti e deformazioni operati
dalla censura (=meccanismo che blocca la realizzazione dei desideri), la quale,
si ricordi, pur affievolita, non è mai del tutto scomparsa.
Lo scopo di queste deformazioni o stranezze è quello di rendere accettabile
alla coscienza i contenuti rimossi. In ciò consiste il lavoro onirico
(=del sogno). Ogni sogno ha così un contenuto manifesto, che è quello
che viene ricordato al risveglio cioè il racconto che possiamo fare del sogno;
ed un contenuto latente cioè nascosto, che rappresenta il vero significato del
sogno. Per interpretare correttamente un sogno, Freud ha scoperto cinque
"regole" che permettono, nel corso dell’analisi, di venire
gradualmente a capo del contenuto dei sogni. Si badi : ogni sogno è a sé, non
esistono regole applicabili indistintamente ad ogni persona, per cui non hanno
alcun senso i vari "manuali" dei sogni con le varie interpretazioni già
date preconfezionate. Detto questo, la logica dei sogni è del tutto
autonoma rispetto alle solite categorie spazio-temporali della vita cosciente
(ricordate? lo dicevamo già a proposito delle caratteristiche
dell’inconscio).
Le cinque regole sono : la condensazione (cioè la tendenza ad esprimere
in un unico elemento più elementi collegati tra loro); lo spostamento
(che consiste nel trasferimento di interesse da una rappresentazione ad
un’altra); la drammatizzazione o alterazione di situazioni; la
rappresentazione per opposto, in cui un elemento può significare il suo
opposto; la simbolizzazione, in cui un elemento sta al posto di un altro.
Tenendo dunque conto di tutte queste regole, l’analisi può arrivare a
decifrare il sogno, e ciò è particolarmente utile nel caso di
"pazienti" nevrotici.
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3.
metapsicologia
Tale termine fu coniato da Freud nel
1915 per designare la dimensione più propriamente teorica della
nuova disciplina.
La psicoanalisi, nata come terapia per malattie nervose, amplia il suo terreno
originario e si presenta gradualmente come una nuova disciplina in grado di
accedere ad una nuova conoscenza dell’uomo in genere e non solo in condizioni
patologiche.
Alla base dei fenomeni psichici vi è il principio del piacere che ha la
funzione, come suggerisce il nome, di evitare il dispiacere e la sofferenza.
Esso provvede a ciò scaricando le varie tensioni e ristabilendo uno stato di
equilibrio mediante l’appagamento dei desideri, anche se ciò non
avviene quasi mai per via diretta bensì per via allucinatoria, grazie a
soddisfazioni sostitutive rispetto a quelle reali. Questa situazione genera
inevitabilmente disillusione, in modo che viene a costituirsi e ad operare un
secondo principio, il principio di realtà, che cerca il soddisfacimento
in relazione alle condizioni imposte dalla realtà, anche se questa si può
presentare come spiacevole.
Il principio del piacere tende ad ottenere tutto immediatamente, mentre
il principio di realtà può differire la soddisfazione in vista di una
meta possibile, ritenuta più sicura e meno illusoria. Vi è qui la sublimazione,
che consiste in breve nel reagire positivamente ad una situazione spiacevole, in
modo da ottenere in qualche modo un soddisfacimento anche se non è proprio
quello che si voleva. Tale dualismo verrà ulteriormente precisato e corretto in
Al di là del principio del piacere (1920), un saggio nel quale
Freud, accanto alle pulsioni (non istinti!) sessuali, chiamate Eros,
riconosce l’esistenza di una pulsione di morte, Thanatos, ossia di una
tendenza distruttiva inerente alla vita stessa. Egli giunge a questa conclusione
dall’osservazione dei comportamenti caratterizzati dalla coazione a
ripetere, quando il soggetto ripete ossessivamente operazioni anche
spiacevoli e dolorose che riflettono, in modo più o meno mascherato, elementi
di conflitti passati.
Secondo Freud, tali comportamenti mettono in discussione il primato che in
genere si dà al principio del piacere, ed introducono l’ipotesi di una
seconda tendenza originaria, la quale è portata verso la scarica totale delle
pulsioni, ossia verso un principio di morte. Quando le pulsioni
distruttive o di morte sono rivolte verso l'interno della persona, esse tendono
all’autodistruzione, quando sono rivolte verso l’esterno assumono la forma
di pulsioni di aggressione e di distruzione. Nella realtà psichica, le pulsioni
si presentano sovente come ambivalenti, caratterizzate cioè dalla compresenza
dei due principi di vita e di morte; anche la sessualità presenterebbe tale
ambivalenza sotto forma di amore e di aggressività.
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4.
la
seconda topica e la sessualità
Nell’opera L’Io e
l’Es del 1923, Freud individua tre istanze
dell’apparato psichico che non chiama più conscio, preconscio e
inconscio come aveva fatto nella prima topica, ma Io, Es e
Super Io. Attenzione : non corrispondono alle tre componenti
della prima topica!
Freud riprende il termine Es, pronome neutro nella lingua
tedesca, da un libro di Georg Groddeck, il quale scrisse appunto
un’opera intitolata Il libro dell’Es(1923), per indicare il "serbatoio"
dell’energia psichica, l’insieme delle espressioni dinamiche
inconsce delle pulsioni, le quali sono in parte ereditarie ed innate e
in parte rimosse e acquisite. L’Es è retto dal principio
del piacere, mentre l’Io è retto dal principio di realtà
e deve mediare tra le richieste pressanti dell’Es e quelle altrettanto
pressanti del Super Io (che è in breve la coscienza morale,
la quale si forma in seguito all’educazione e all’ambiente in cui si
vive, e nasce al termine del complesso edipico. Ma su ciò vedi oltre,
la parte dedicata alla sessualità).
Il Super Io fa le funzioni del giudice e del censore
nei confronti dell’Io (nell’Io, la percezione inconscia delle
critiche del Super Io si esprime nel senso di colpa). Insomma,
dice Freud, "spinto così dall’Es, stretto dal Super Io, respinto
dalla realtà, l’Io lotta per venire a capo del suo compito economico
di stabilire l’armonia tra le forze e gli impulsi che agiscono in lui
e su di lui; e noi comprendiamo perché tanto spesso non ci è possibile
reprimere l’esclamazione : la vita non è facile!" (cfr. Introduzione
alla psicoanalisi, 31^ lezione).
L’interpretazione dei sogni dei "pazienti" condusse Freud a
scorgere in essi la presenza di desideri sessuali risalenti
all’infanzia. La scoperta della sessualità infantile fu una
delle cose più scioccanti della psicoanalisi! Fino ad allora si
identificava la sessualità con l’attività genitale dell’adulto.
Freud invece non restringe la sessualità a mera genitalità bensì la
intende come la ricerca del piacere corporeo e dunque, da questo punto
di vista, è presente in tutte le età della vita umana; inoltre non ha
più senso una distinzione netta tra eterosessualità che
rappresenta la norma ed omosessualità che rappresenta la
perversione. "Coloro che si definiscono omosessuali sono gli
invertiti consci e manifesti".
In realtà, impulsi omosessuali o, meglio, bisessuali, sono presenti in
tutti gli esseri umani. Ciò non deve stupire, se si tiene conto che la
sessualità è finalizzata alla ricerca del piacere. Il bambino
è dunque un essere che vive una sua vita sessuale completa. Freud lo
definisce perverso polimorfo nel senso che il bambino ricerca
forme di godimento senza tenere in alcun conto del fine riproduttivo
della sessualità (ecco la perversione, che non ha dunque nessuna
connotazione morale negativa), e ricerca inoltre il piacere attraverso i
vari organi corporei, (ecco il polimorfismo), nelle diverse zone erogene
(parti del corpo che sono fonti di piacere).
Freud distingue nello sviluppo della sessualità cinque fasi,
ognuna delle quali è caratterizzata dall’organo che vi è
privilegiato nella ricerca del piacere.
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5.
le
5 fasi dello sviluppo sessuale
La prima è la fase orale,
che va dalla nascita ai due anni circa ed in essa la libido (così
Freud chiama l’energia sessuale) si concentra nella bocca (la
bocca è la prima zona erogena) : il bambino prova piacere portando
qualunque cosa alla bocca, dal seno della mamma agli oggetti che trova a
parti del proprio corpo (dito, piede ecc.). Tale modo di fare è anche
il suo primo modo di conoscere il mondo : in altri termini, portando
qualcosa alla bocca il bambino comincia a capire che cos’è, lo
distingue da altre cose ecc.
La seconda fase è chiamata fase anale, va dai due ai quattro
anni circa, e durante essa il bambino prova piacere nel trattenere e nel
rilasciare gli sfinteri anali : è collegata agli inviti materni o
famigliari ad espellere o a ritenere le feci ("l’educazione al
vasino"), che assumono quindi carattere ambivalente, buono e
cattivo al tempo stesso. E’ anche il periodo del no, in cui il
bambino inizia ad essere autonomo e vuole appropriarsi sempre di più
della sua raggiunta autonomia.
La terza fase è ancora più importante e viene chiamata fase fallica
(va dai quattro ai sei, sette anni circa) perché indica la scoperta
del proprio organo genitale e la sua diversità da quello dalla
sorellina o dal fratellino. In questa fase vi è la paura da parte del
maschio di perdere il proprio organo (complesso di castrazione:
poiché il maschio ha qualcosa più visibile e la bambina no, il maschio
crede che la bambina sia stata punita col taglio del suo organo sessuale
e teme anche lui di fare la stessa fine) e l’invidia del pene
da parte della femmina, che non ha quella cosa che il maschio ha.
Durante questa fase nasce il complesso d’Edipo, che indica la
normale crisi emotiva, in genere a livello di fantasie più o meno
inconsce, provocata dai desideri sessuali del maschio verso la
madre e la gelosia nei confronti del padre; analogamente succede nella
bambina (è il periodo in cui, in breve, il bambino vuole sposare la
mamma e la bambina vuole avere un figlio dal papà). Questo periodo è
superato in genere col processo di identificazione nel genitore
del proprio sesso, che è un processo importantissimo: visto che il
bambino si rende conto di non potere sposare la mamma, che è già
sposata col papà, allora impara ad assumere i vari atteggiamenti tipici
del maschio adulto nella società in cui vive, identificandosi appunto
nella figura del padre; analogamente succede con la bambina, che imparerà
a diventare una "piccola donna" per far piacere al papà.
E’ in questa fase che si impara a diventare maschi o femmine,
nel senso che si identifica il proprio sesso biologico con le tendenze
sessuali psicologiche e con le tendenze sessuali considerate
"normali", mentre prima si era ancora "bisessuali".
Ecco perché, secondo Freud, se il complesso edipico non viene superato
normalmente, possiamo, nell’analisi, far risalire a questo periodo le
origini di tendenze omosessuali (ad es. in comportamenti ambigui
da parte dei genitori nei confronti del bambino, oppure nel rifiuto del
bambino perché si preferiva una bambina ecc.) e addirittura di comportamenti
delinquenziali : in quest’ultimo caso, ciò accade perché la fase
fallica segna anche l’inizio della socializzazione e della formazione
della coscienza morale, con la graduale introiezione delle norme morali
(nasce il Super Io, cioè il bambino impara che cos’è giusto e
che cos’è sbagliato e lo interiorizza), e quindi, se al bambino non
viene insegnato chiaramente che cosa è bene e che cosa è male, può
credere che sia bene fare il male e viceversa. Il che non fa che
ribadire l’importanza fondamentale dell’educazione famigliare
nei primi anni di vita del bambino!
Dopo queste prime tre fasi, caratteristiche della sessualità infantile,
vi è una quarta fase, detta fase di latenza (latenza perché la
sessualità è in questo periodo nascosta, latente, rispetto al resto),
che corrisponde all’incirca all’ingresso del bambino nel mondo
della scuola (dai sei agli undici anni). Quest’epoca segna una
relativa "tregua" delle pulsioni sessuali perché adesso il
bambino entra nell’ordine sociale e culturale del suo ambiente
e quindi i suoi interessi principali sono ora focalizzati a vivere bene
questo periodo : il bambino ci tiene ad andare a scuola, a diventare
adulto, ad essere all’altezza di quello che gli altri si aspettano da
lui (ecco perché un insuccesso scolastico è a volte così
condizionante!) ecc.
Infine vi è la fase genitale vera e propria, che, come si vede,
non è che l’ultima nello sviluppo della sessualità e corrisponde
all’epoca della pubertà e della adolescenza, durante la
quale si forma in maniera definitiva la propria personalità sessuale
(con tutti i fenomeni connessi : la crescita, la prima mestruazione e la
prima polluzione, lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari come
peli, barba, seno ecc.) che preluderà al "normale" rapporto
adulto eterosessuale.
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6.
la
religione e disagio della civiltà
Freud ha affrontato le
tematiche religiose in diverse opere (Totem e tabù, L’uomo
Mosè e la religione monoteistica ecc.). In particolare, ne L’avvenire
di una illusione (1927), egli critica la religione
definendola appunto una illusione, nel senso che è un
appagamento illusorio dei desideri più antichi dell’umanità (la
felicità, l’immortalità, la giustizia, l’amore ecc.). La stessa
figura di Dio, visto come un Padre sia amato che temuto, non
sarebbe altro, per Freud, che la proiezione dei rapporti psichici
ambivalenti che l’uomo ha col suo padre terreno. Con tutto ciò,
comunque, Freud non intende dire che la religione sia necessariamente
falsa, ma ribadisce che contiene in sé elementi di illusione, che ne
fanno qualcosa di indimostrabile e, per ciò stesso, di inconfutabile.
Egli auspica comunque che l’umanità futura possa vivere senza
religione visto che essa, secondo Freud, non ha adempiuto al suo
compito, cioè non è riuscita a rendere felice la maggior parte degli
uomini e gli uomini non sono cambiati. Essa dunque può essere
abbandonata e ciò segnerà il passo verso una maggiore maturità
spirituale dell’umanità.
In un saggio del 1929, Il disagio della civiltà, Freud
ritiene che la civiltà sia una tappa necessaria nel divenire
dell’umanità ma che essa comporti inevitabilmente un certo grado di infelicità.
Essa infatti obbliga l’uomo ad inibire molti desideri e pulsioni (in
tedesco la parola "pulsione" è Trieb, che è diversa
dall’istinto ereditario e si riferisce a processi psichici dinamici) e
a rinunciare al soddisfacimento di molte esigenze, a meno che non le
possa deviare verso delle mete socialmente e moralmente accettabili
(ecco la sublimazione, di cui abbiamo già accennato ).
Le ragioni che inducono una società a reprimere la libido sono
chiare : da un lato essa deve neutralizzare una forza che opera in modo
individualistico e amorale (si ricordi l’Es, il principio del piacere
ecc.), minando i presupposti stessi della convivenza civile (ecco il
perché del tabù dell’incesto!); dall’altro la società non
può fare a meno delle forze e dell’energia dei suoi membri e dunque
deve obbligare ciascuno di essi ad "investire" l’energia
libidica (che altrimenti ognuno di noi investirebbe in altri passatempi
molto più piacevoli : ecco il perché dei vari divieti e regole
sessuali in tutte le società) in prestazioni di tipo socialmente
accettabile.
Se del resto fosse permesso all’uomo di dare libero sfogo ai suoi
desideri e istinti, la società decadrebbe e … a quest’ora non ci
sarebbe più nessuno vivo! Vi è quindi la necessità di reprimere gli istinti
distruttivi, e la civiltà lo fa attraverso norme, divieti e
permessi, metodi educativi all’interno della famiglia e poi nella
scuola, nella società ecc. Però, visto che è impensabile il dominio
assoluto del Super Io sull’Es, allora un certo grado di disagio, di
infelicità, di sofferenza, di nevrosi è inevitabilmente connesso con
la civiltà stessa. Insomma, l’uomo non può sopravvivere senza civiltà,
ma nella civiltà non può mai vivere del tutto felice. L’uomo potrà
trovare, tra le pressioni delle varie passioni e la necessità di
costringerle, soltanto una tregua ma non la serenità completa.
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