L'alfabeto ebraico

Bibbia (estratto), pergamena, Germania, 1294-1295, Parigi, BnF

 

 

 

Nel I millennio a.C. (960-585), gli Ebrei adottano un sistema vicino all'alfabeto fenicio, detto "paleoebraico", che sussiste ancora oggi nella scrittura samaritana. Le più antiche iscrizioni conosciute in scrittura ebraica sono le tavolette di Gezer (v. 950 a.C., epoca del re Salomone) e la stele di Mesha (re di Moab, v. 850 a.C.).

Dopo l'esilio a Babilonia, la scrittura evolve verso un modello aramaico. Verso il 535, si utilizza una nuova scrittura detta "ebraico quadrato", i cui caratteri non hanno quasi mutato aspetto, anche se il Medioevo vide ogni area geografica  avere, tanto per l'ebraico quadrato quanto per il suo corollario corsivo, il proprio stile e la propria maniera.

I primi testi della Bibbia furono scritti in ebraico quadrato ed è grazie alla Bibbia che la lingua ebraica è sopravvissuta e ha potuto rinascere.

Le lettere giocano un ruolo importante nell'ornamentazione, tanto nell'architettura quanto nell'arte del libro, in cui il loro utilizzo si eleva ad una raffinatezza  e ad una sottigliezza estreme. Le lettere hanno anche un carattere magico che conferisce un senso nascosto ai testi sacri.